Le Maglie

Da sempre, il Savona è caratterizzato dalla casacca a striscioni verticali bianchi e blu. Ma perché questa scelta cromatica e questa disposizione?
La risposta alla prima domanda è facile facile: perché all’atto della fondazione il Savona Fbc non esisteva, esisteva invece la “sezione giuochi” della Fratellanza Ginnastica Savonese (di cui faceva parte anche il foot-ball) e i colori della FGS sono il bianco e il blu. Disposti però orizzontalmente, mentre quelli della compagine calcistica sono verticali. Alla seconda domanda ha quindi risposto uno dei fondatori, il cav. Cesare Lanza, in un’intervista rilasciata molto tempo fa (e poi ripresa da Nanni De Marco in uno dei suoi enciclopedici libri), dice testualmente il Cavaliere: “Come colori decidemmo per il bianco e blu (colori sociali), ma a strisce verticali per distinguerci dalle altre sezioni”. Già all’inizio dell’avventura, quindi, i primissimi pedatori savonesi avevano ben chiara la volontà di distinguere il calcio dai restanti sport (e non erano pochi) praticati in seno alla società ginnastica: in cuor loro forse già sapevano che quella “specie di sport” (come il calcio venne definito più e più volte a cavallo fra ‘8 e ‘900) avrebbe goduto di una popolarità pressoché immediata, tanto da diventare “sport nazionale” fin dagli anni ’20.
Per cominciare, va detto che la fattura delle prime maglie non era certo quella attuale: fino agli anni ’80 i giocatori indossavano pesanti divise di lana estate e inverno, e per non pochi decenni l’unica differenza fra le stagioni fu quella di avere maniche lunghe o maniche corte. La “tecnologia” si fermava qui.
Il disegno delle prime maglie del Savona venne naturalmente lasciato alla fantasia di ognuno, quindi nelle primissime foto della squadra vediamo comparire strisce di vario numero, larghezza e disposizione. La prima divisa “vera”, uniforme, uguale per tutti venne prodotta in occasione del debutto nel campionato di Prima Divisione (vale a dire la serie A regionale dell’epoca) nel torneo 1913-14. La casacca era formata da 3 strisce verticali bianche, alternate a 2 blu, calzoncini blu, calzettoni blu con risvolti bianchi: a grandi linee è ancora questa la divisa ufficiale del Savona, anche se nel corso degli anni ha subito non poche variazioni.

Già nel campionato 1920-’21 le strisce vennero modificate e rimpicciolite diventando 4 bianche e 3 blu; per un 5 /6 anni si ebbe una specie di alternanza fra una e l’altra divisa, ma nel 1927-’28 le strisce diventano 3 blu e 2 bianche con colletto a risvolto bianco.

Due anni dopo si torna alle 4 bianche e 3 blu, stavolta con colletto a risvolto blu.

All’inizio degli anni ’30 la scelta cade fra le 3 strisce bianche e 2 blu o viceversa, scompare il colletto a risvolto e diventa un colletto a “V” di colore sempre bianco.

Nel 1936-’37 le strisce si allargano non poco: una larga centrale bianca e due laterali blu a coprire il petto, forse in omaggio al soprannome (già in voga allora) di “Striscioni”. E “Striscioni” furono per sempre.

La squadra che venne promossa in serie B alla fine del campionato 1939-’40, però, indossava una divisa un po’ bizzarra che prevedeva una suddivisione in 4 parti uguali blu/bianco/blu/bianco, il che portava qualche maglia ad essere divisa in bianco/blu/bianco/blu.

In queste due immagini la maglia “spuria” viene indossata da Borel nella prima foto e da Pomponi l’anno successivo

Nel dopoguerra le maglie furono per lo più divise in 4 strisce bianche e 3 blu, ma nel precampionato 1954-’55 vi fu il debutto di una stilosissima camicia a 3 strisce blu e 2 bianche con stemma cittadino cucito a sinistra sul petto che sarebbe potuta diventare oggetto iconico e invece non ebbe seguito. Anzi, quel torneo venne giocato con le strisce più strette che si ricordino: 5 blu e 4 bianche.

Negli anni successivi la divisione cromatica tornò verso la tradizione e l’anno del ritorno in serie C (1958-’59) il Savona esibiva un’elegante casacca blu/bianca/blu/bianca/blu/bianca con colletto a “V” diviso a metà bianco e blu.

Dagli anni ’60 in poi la divisione cromatica si stabilizzò, e alla fine è sempre stata una scelta fra un 3+2 o un 4+3, vale a dire fra strisce un po’ più larghe o un po’ più strette. Questo fino al campionato 2009-’10, quando un referendum fra i tifosi portò a far realizzare la maglia a strisce non più in verticale ma in diagonale!

In realtà questa avrebbe dovuto essere la seconda maglia ma di fatto era identica alla prima, una specie di “seconda prima maglia” quindi: perfetto trait-d’union per parlare dell’evoluzione della seconda maglia del Savona.
All’inizio la scelta cromatica fu la più banale possibile: bianca. Non che si usasse molto, a dire la verità: nella foto che segue si può notare come contro l’Andrea Doria (bianchi e blu pure loro) entrambe le squadre giocavano con le divise tradizionali, il che non facilitava certo la chiarezza…

Negli anni successivi, le rare volte in cui i biancoblù dovettero cambiare maglia optarono o per il bianco con banda orizzontale blu o per una divisa metà bianca e metà rossa, in onore ai colori comunali. Nell’immediato dopoguerra e per un altro ventennio fu un fiorire di maglie monocromatiche blu o bianche o rosse, a seconda dei colori degli avversari, ma bisogna specificare che a quei tempi il cambio della maglia continuava a verificarsi occasionalmente: solo nel caso si giocasse contro formazioni che avevano la divisa biancoblu o bianconera.

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(contro i bianconeri del Fanfulla il Savona è sceso in campo con la maglia blu)

Prendiamo ad esempio il campionato ’63-’64: come si vede dalle foto che seguono, il Savona ha giocato in casa contro Novara e Treviso (entrambe con maglia azzurra) con la sua casacca tradizionale, senza alcun problema.

Fu in occasione della promozione in serie B del ’66-’67 che si ebbe una vera e propria svolta: per la partita di Coppa Italia contro la Juventus esordì una maglia blu con banda orizzontale bianca, per poi passare a quella bianca con banda trasversale blu che entrò nei cuori di un po’ tutti i tifosi (ci fu anche la versione blu con banda trasversale bianca, ma ebbe minore utilizzo e, di conseguenza, fortuna).

Per almeno vent’anni si andò avanti con scelte più o meno obbligate fra la maglia blu bordata di bianco, quella bianca con bordi blu e quella rossa (qualche volta color mattone). Poi arrivarono i coloratissimi anni ’90 e, com’è ovvio, anche il Savona ne venne coinvolto: i primi a risentirne furono i portieri, fino ad allora vestiti in nero, grigio o verde smeraldo, che iniziarono a sfoggiare divise variopinte (alcune al limite dell’improbabile, a dirla tutta). Poi fu la volta delle maglie: sul bianco delle seconde maglie cominciarono a trovare posto “pezze” blu di varia dimensione, sul blu trovò spazio un inserto bianco che copriva le spalle, debuttarono un rosso con bordi e banda blu non particolarmente apprezzato dai tifosi, un giallo limone con bordi bianchi, una divisa mezza bianca e mezza rossa con calzoncini neri che sembrava essere stata prelevata direttamente dai magazzini del Feyenoord.

In tempi più recenti la famosa “seconda prima maglia” a strisce trasversali diede il via ad altri giochi di colore con prevalenza di rosso e giallo, ma ormai si era arrivati in epoca di terze e quarte maglie in cui prevale il lato commerciale e l’aggancio alla tradizione si fa sempre più labile, per non dire inesistente.