Ennesimo campionato falsato?
E’ di ieri la notizia che i giocatori del Valdaosta si sono rifiutati di scendere in campo causa la totale assenza della società. Da brividi la conferenza stampa dei giocatori, con accuse pesantissime tipo (testuale): “Nessuno ha organizzato la trasferta, siamo arrivati qui con mezzi nostri”, oppure: “Ci alleniamo, ma non abbiamo neanche il massaggiatore e il medico”.
I giocatori si sono riservati di decidere di domenica in domenica cosa fare in futuro, come da questo comunicato, tratto da www.nerostellati.it:
La situazione è comunque drammatica, tanto più che ad Aosta non c’è certo la possibilità di contare sui tifosi, come recentemente accaduto a Imperia, Tortona, Savona e in mille altri posti. E sono proprio i mille altri posti che avrebbero dovuto far scattare già da tempo i campanelli d’allarme a Roma; magari, per quello che ne sappiamo, i campanelli sono pure suonati ma nessuno ha dato loro retta...
Adesso, per l’ennesima stagione consecutiva, siamo di fronte alla concreta possibilità di assistere ad un torneo falsato, senza che nessuno abbia minimamente pensato come fare per evitare simili situazioni. Infatti, una volta di più, ad affossare i rossoneri sarebbero debiti di cui non c’è la benché minima certezza; per meglio dire: si sa che ci sono 450.000 euro di debiti ufficiali, però nessuno conosce a quanto ammontano quelli non ufficiali e il gruppo che nei mesi scorsi si era dichiarato interessato a rilevare la società, di fronte a situazioni di questo genere, ha preferito ritirarsi, lasciando di fatto giocatori e allenatore abbandonati al loro destino.
E sì che non dovrebbe essere troppo difficile, per garantire che certe proprietà non costruiscano delle società di cartone, mettere dei paletti di tipo economico quali fidejussioni o verifiche di bilanci, come già viene fatto nella categoria immediatamente superiore. Solo che in serie D ci si preferisce nascondere dietro al dito del dilettantismo, quando non è un mistero per nessuno che questa non è altro che una misera finzione, e si cerca in ogni modo di mantenere in piedi una struttura tanto abnorme quanto priva di qualsiasi credibilità. Ecco che allora, pur di ridurre i costi, si imbottiscono le squadre di giovani e (addirittura!) si parla di allargare ulteriormente i gironi per evitare trasferte troppo onerose. Vale a dire l’esatto contrario di quello che bisognerebbe fare: rendere la categoria il vero punto di passaggio fra il dilettantismo più puro e il professionismo, inserendo i contratti anche per i giocatori, controllando i bilanci e cercando di scremare chi possiede veramente la struttura per reggere i costi e chi si affida all’improvvisazione o (peggio) alla truffa sistematica. Perché con questo sistema è certo dell’impunità.