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Serie D 2005-06

Dopo la faticosa e contorta salvezza dell?anno precedente, la nuova stagione riserva subito il ?botto? maggiore: Bettino Piro molla tutto e se ne va! La palla passa in mano a Domenico Russo, ex presidente di Pietra Ligure e Borghetto, che, a naso, non pare essere economicamente in grado di mantenere una formazione in serie D.
Dopo le mille e pi? profferte ricevute, quindi, Piro decide di lasciare la societ? a chi pi? a lui gradito, anche la situazione economica dei biancobl? lascia ben poco ottimisti riguardo al futuro. Al momento del passaggio delle consegne, per?, avviene qualcosa di poco chiaro: invece di essere fatto alla luce del sole, l?atto viene consumato in maniera carbonara alle prime luci dell?alba, in modo da lasciare meno tracce possibili. La cosa pare strana, ma la priorit? ? quella di vedere se la nuova compagine sociale sar? nelle condizioni di mantenere almeno la categoria: al proposito Russo e i suoi collaboratori sprizzano ottimismo da tutti i pori.
L?inizio non ? dei peggiori: ? chiara l?intenzione di assemblare una squadra con una spina dorsale di esperienza attorno alla quale possano ruotare i giovani. Le scelte, invece, fanno storcere il naso: Russo e i suoi non hanno nessuna esperienza della categoria e cercano di pescare tra i giocatori che conoscono, che per? sono almeno di categoria inferiore. In un modo o nell?altro, comunque, viene assemblata una formazione in grado di disputare un campionato dignitoso. Ma i guai sono solo all?inizio.
La dirigenza, come detto, non ha conoscenza della categoria e non riesce ad organizzare amichevoli in grado di testare l?effettiva forza della squadra. Nel contempo arriva la prima batosta: il Bacigalupo ? inagibile a causa di qualche mancanza pi? formale che strutturale; per sbloccare la situazione basterebbe la firma del sindaco, ma a Savona il sindaco non c?? perch? dimissionario e il reggente non vuole assumersi responsabilit?. Il risultato ? che a pochi giorni dall?inizio del campionato il Savona ? senza terreno di gioco!
Iniziano febbrili consultazioni con i comuni del circondario per mettere la classica ?pezza? e i biancobl? si trovano a giocare prima a Finale, poi a Vado, poi a Loano senza avere la certezza di quale sar? il campo di casa per la gara successiva: viene trovato un accordo con Loano e per un periodo si giocher? nella cittadina rivierasca. La squadra non pu? non risentire di tutta questa incertezza: gli striscioni non vincono mai, solo pareggi e sconfitte. La situazione comincia a farsi calda, nonostante i proclami di tranquillit? il Savona scivola velocemente sul fondo della classifica.
Con l?apertura del mercato di Novembre i nodi vengono al pettine: la societ? non ? in grado di pagare gli stipendi e cominciano i ?tagli?. Vengono mandati via giocatori che non saranno pi? rimpiazzarti, l?allenatore Pusceddu perde il posto a causa dei risultati e sar? sostituito da una ?commissione tecnica? formata dal secondo Andrian e dal preparatore atletico Canepa. Nel contempo si scopre anche che Domenica Russo non ? il proprietario del Savona: viene cos? chiarito il ?misterioso? passaggio di consegne dell?estate. Il motivo di tanta riservatezza era dovuto al fatto che le parti non volevano che si scoprisse che, in realt?, il vero proprietario della squadra era un marittimo in pensione di Genova Sampierdarena: tale Giovanni Bonacina Gianazzi.
La notizia fa il giro della citt? in un attimo: Russo si presenta allo stadio scortato dalla Polizia e cerca un colloquio chiarificatore che ben presto degenera.
La tensione ? alle stelle ma l?apice si raggiunge a Dicembre: nell?intervallo della partita tra Savona e Solbiatese Russo sputa addosso a un tifoso, provocando un finimondo facilmente immaginabile. La squadra reagisce alle tensioni esterne andando a perdere lo scontro diretto con il Vigevano per 5-1 e buttando via una vittoria gi? scritta (sarebbe stata la prima del campionato) contro l?Alessandria.
Attorno alla societ? girano persone di ogni risma: la figura pi? enigmatica di tutte ? quella di Gianni Innocenti. Imprenditore fiorentino nel campo del turismo si presenta a Savona proclamando ai quattro venti di voler rilanciare la societ?, porta un allenatore dall?ottimo passato come giocatore (Marco Rossinelli) e anche un paio di rinforzi. Tutto sembra a posto: Russo ? impossibilitato a restare sulla piazza, c?? il compratore e anche la citt? pare di nuovo disposta ad interessarsi delle sorti del Savona. La trattativa, per?, va avanti fra esasperanti tira e molla e alla fine arriva ad un vergognoso e turbolento nulla di fatto.
La vicenda-stadio, nel contempo, continuava a tenere viva l?apprensione: contro il Borgomanero il Savona gioca ad Arenzano e all?arrivo al campo lo sconcerto ? grande. Sul terreno ci sono 4 formazioni e due terne arbitrali! Oltre alle due di serie D, Genoa e Sarzanese vorrebbero giocare per la C femminile. Rapida scorsa alle prenotazioni e tutto si chiarisce: prima la D e poi le ragazze. Il Savona evita in extremis la sconfitta a tavolino? 15 giorni dopo la situazione non migliora un granch?: non c?? nessuno che sia disponibile ad ospitare i biancobl? e solo le tardive pressioni del Comune di Savona sui vicini di Vado permettono agli striscioni di avere un campo di gioco fino a fine torneo.
Ad un passo dal baratro e scossa dai continui sbalzi societari, per la prima volta nella stagione la squadra conosce una reazione di orgoglio: a met? Febbraio e dopo la bellezza di 23 partite giocate, il Savona riesce a vincerne una! Succede a Trino Vercellese, sul campo di una societ? che da l? a poco sarebbe andata in rapido disfacimento. Questo torneo, per la verit?, a posteriori avrebbe conquistato la palma di uno dei campionati pi? irregolari mai disputati dal Savona: oltre agli striscioni, collassarono economicamente anche il Chiari, il Vigevano (che si sarebbe temporaneamente ripreso proprio a Febbraio), la Cossatese e il Trino (queste ultime due l?estate successiva si fusero con societ? delle vicinanze per evitare di sparire definitivamente).
Tutto ci? gioc? a favore del Savona e del suo incredibile sogno.
In condizioni normali gli striscioni avrebbero conosciuto l?onta della retrocessione con tre o quattro mesi di anticipo sul termine della stagione, ma, come abbiamo visto, questo fu tutto tranne che un campionato normale. Pian piano la squadra cominci? a prendere coscienza che non sarebbe stato impossibile evitare gli ultimi due posti che costavano la retrocessione diretta.
La situazione societaria, per?, era drammatica: i magri incassi coprivano a malapena le spese di affitto dei campi, i giocatori che venivano da fuori erano alla fame, la dirigenza alla macchia. In una condizione del genere era impossibile andare avanti, la squadra minacciava sciopero e abbandono e l?unico dirigente rimasto, Bonvicini, lanci? un appello: servivano 5.000 Euro per finire la stagione, altrimenti il fallimento era dietro l?angolo e con esso la cancellazione dai quadri federali. Il Savona visse uno dei periodi pi? angosciosi della sua lunga esistenza.
Per cercare di salvare il salvabile scesero in campo i tifosi: venne organizzata una colletta e la squadra pot? andare a Chiari a giocare e vincere contro i ragazzini locali, mantenendo cos? intatte le speranze di salvezza. La societ? navigava a vista, raccogliendo le donazioni dei tifosi. Cos? non si poteva certo andare avanti per molto, infatti il 19 Aprile il tribunale fallimentare sanc? la definitiva messa in liquidazione del Savona Calcio Srl. Moriva cos? la societ? creata sette anni prima da Benedetto Piro, ma assieme a lei non muore il patrimonio sportivo della citt?. Sportivi e tifosi si stringono sempre pi? compatti attorno alla squadra e questa comp? l?impresa di battere il Vigevano nello scontro diretto e lo agganci? sul penultimo gradino della classifica. Sembrava fatta, ma la domenica successiva si assistette alla disfatta di Alessandria: uno 0-5 che parve distruggere tutto quello creato fino a quel momento. Il Vigevano vincendo si riport? tre punti avanti agli striscioni a 90 minuti dal termine del campionato.
La prima domenica di Maggio ? quella che pare debba condannare definitivamente gli striscioni all?Eccellenza: servirebbe un vero e proprio miracolo per evitare la retrocessione diretta. Dopo un?ora di gioco non si pensa neanche pi? a quello: il Savona perde in casa contro l?Orbassano e il Vigevano pareggia a Castelletto Ticino. Non bastasse ancora, il Savona sbaglia un rigore cinque minuti dopo il vantaggio ospite: la rassegnazione ? dipinta sul volto di tutti. Gli ultimi 10 minuti, per?, regalarono una girandola di emozioni difficilmente dimenticabili: il Savona pareggi? mentre la Castellettese andava in vantaggio con il Vigevano e all?89? i biancobl? segnarono il gol del 2-1. Era spareggio per non retrocedere!
La sede prescelta fu Giaveno, nella quale gli striscioni si presentarono pieni di acciacchi ma seguiti da un buon numero di tifosi. La partita non fu bella per? fu emozionante: i lomellini finirono in 8 ma nonostante ci? riuscirono ad arrivare ai calci di rigore. La stagione si decise quindi dal dischetto e l? i savonesi si dimostrarono assai pi? precisi degli avversari: quattro realizzazioni contro l?unica dei vigevanesi che si videro cos? condannati alla retrocessione diretta.
Il primo importantissimo paletto ? stato piantato: l?essere arrivati ai playout potr? garantire il ripescaggio in caso di defezioni dalla serie D.
Il secondo turno degli spareggi retrocessione vide i biancobl? impegnati contro quella Castellettese che aveva condannato il Vigevano. I ticinesi non fecero sconti: gli striscioni andarono fuori nonostante la vittoria casalinga e due prestazioni tutte cuore e abnegazione.
Ma l?impegno pi? importante era stato assolto: il titolo sportivo era stato salvaguardato e la nuova societ? che si sarebbe aggiudicata l?asta fallimentare non avrebbe dovuto ricominciare dalla Terza Categoria ma da un probabilissimo ripescaggio in serie D.

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